Il giansenismo in Italia: II/I: Roma. La Bolla Auctorem fidei (1794) nella storia dell’ultramontanismo

STELLA Pietro

  • Codice EAN/ISBN: 978-88-213-0293-0
  • Num. Collana: 4
  • Anno di pubblicazione: 1995
  • Pagine: CXLII+746

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La bolla Auctorem fidei (1794) è stata certamente un documento di primaria importanza nella formazione del clero in senso ultramontano nell’800 e poi più generale del clero cattolico nella prima metà del ‘900. Non c’è manuale di teologia dogmatica e morale tra metà ‘800 e metà ‘900, o di diritto o di liturgia, che non faccia riferimento a qualcuna delle 85 proposizioni condannate nella bolla. I «pistorienses» entrano nella lista nera degli «adversarii» di qualche verità dogmatica; sono posti tra gli eretici e i sostenitori di tesi teologicamente errate, tra i fautori di scisma o gli eversori indiscreti della disciplina ecclesiastica vigente.
La gran parte del clero non era portato alla filologia o alla ricerca storica, ma piuttosto al proprio compito di pastori nella Chiesa. Tra fine ‘800 e primo ‘900 un buon numero di ecclesiastici si rese protagonista del movimento sociale cattolico e alfiere di una fedeltà assoluta alla Chiesa e al papa. Le 85 proposizioni dell’Auctorem fidei, ordinate sagacemente nella bolla secondo gli schemi in uso nei manuali di teologia, erano come un quadro comodo di riferimento: una sorta di catechesi papale e cattolica proposta in termini essenziali e rispondente pienamente alle urgenze dei tempi nuovi. Le battaglie del clero in difesa del matrimonio cristiano contro le proposte di legislazione civile rivoluzionaria o liberale avevano alla radice anche quanto era stato appreso nei manuali di teologia, sul tipo di quelli di Pietro Gazzaniga e poi di Giovanni Perrone e di quanti altri, in pieno fervore neoscolastico e di riorganizzazione dei seminari vescovili, moltiplicarono i manuali di teologia destinati alla formazione seminaristica. Opponendosi all’incameramento di beni e alla soppressione di ordini religiosi ci si richiamava alle proposizioni condannate nell’Auctorem fidei; mobilitando i fedeli verso il culto al Cuore di Gesù ci si appellava anche alle proposizioni dei pistoiesi censurate nella bolla. Questa insomma tra ‘800 e ‘900 era una tessera di sicura ortodossia cattolica e un codice di comportamento religioso e politico.