Post occasum urbis. L'eredità culturale e letteraria di Roma antica

Post occasum urbis. L’eredità culturale e letteraria di Roma antica

PASCOLI Giovanni

  • Codice EAN/ISBN: 978-88-213-0837-6
  • Num. Collana: 3
  • Anno di pubblicazione: 2012
  • Pagine: 152
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Nel centenario della morte di Giovanni Pascoli (1912) il Pontificium Institutum Altioris Latinitatis ha voluto essere presente all’appuntamento delle celebrazioni perché idealmente coinvolto dall’opera del Poeta.

Tra le creazioni che caratterizzano la produzione letteraria si trovano i Carmina: composizioni latine che hanno reso celebre l’Autore soprattutto per la sua partecipazione ai concorsi di poesia latina organizzati dall’Accademia delle Scienze di Amsterdam.
È in questo contesto, infatti, che il Pascoli vince ben tredici volte; e le medaglie d’oro conseguite sono la testimonianza eloquente della sua attività di finissimo filologo e cultore della lingua: Veianius (1892), Phidyle (1894), Myrmedon (1895), Cena in Caudiano Nervae (1896), Reditus Augusti (1897), Sosii fratres bibliopolae (1900), Centurio (1902), Paedagogium (1904), Fanum Apollinis (1905), Rufus Crispinus (1907), Pomponia Graecina (1910), Fanum Vacunae (1911), Thallusa (1912).
A partire dalla tesi di laurea sul poeta greco Alceo (1882), il Pascoli inizia il percorso accademico di docente nei licei e ben presto nelle università, in contatto con uomini di cultura, a cominciare da Giosuè Carducci cui succede come ordinario di Letteratura italiana nell’Università di Bologna nel 1905.
L’eredità culturale e letteraria di Roma antica. Il sottotitolo offre un raccordo con l’obiettivo che il Pontificium Institutum Altioris Latinitatis continua a perseguire. Il contatto con tutto ciò che costituisce patrimonio letterario dell’antichità sta al centro dell’offerta formativa che esso presenta; ma tale attenzione si rivolge anche a quella latinitas viva che in ogni tempo, da oltre due millenni, si sviluppa e produce composizioni che destano attenzione.
La trilogia qui raccolta evidenzia il filo conduttore dei tre poemetti costituito dalla «gloria eterna di Roma che arde ancora sotto le macerie da cui sembra sfigurata. Nonostante la decadenza interna e la devastazione portata dai barbari, Roma resta immortale, non solo per il suo passato, ma anche per il suo prossimo ritorno alla gloria». Non si tratta di chi sa quale ritorno di gloria, ma del recupero di un patrimonio della tradizione che ha permeato le culture e che continua ad essere fonte di sapienza qualora si mantenga aperto il rispetto verso ciò che tale civiltà ha saputo esprimere.
L’edizione sinottica del testo latino, con traduzione italiana di Chiara Savini, è arricchita di preziose note esegetiche di Mauro Pisini; esse costituiscono un aiuto indispensabile per entrare all’interno dei contenuti e delle forme stilistico-letterarie di cui il Pascoli ha dimostrato un’altissima conoscenza.
L’opera è completata dalla Concordanza verbale, curata da Alessandro Toniolo, per offrire uno strumento in vista di una più puntuale conoscenza del vocabolario usato dal Poeta e per cogliere la varietà di terminologie di cui egli dà prova.
La rilettura dell’opera del Pascoli non vuol essere celebrativa di eventi racchiusi nei meandri della storia, ma opportunità per confronti con quell’humanitas latina che per secoli ha ispirato la cultura europea; e con quei linguaggi che contribuiscono a leggere l’uomo e la sua personalità nella perenne dialettica che le sfide proprie dello scorrere del tempo presentano o rilanciano. E dunque anche la poesia aiuta a leggere la “cronaca della vita”, e proprio per questo può essere davvero considerata come scienza del presente e del futuro quando illumina il mondo spesso incapace di raccogliere i frutti delle sue radici storico-culturali!